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Lavoro
Economia al femminile

1. Eguali sul lavoro? Non nello stipendio
Sul lavoro, uomini e donne non sono ancora alla pari.

Nel mondo del lavoro, uomini e donne sono alla pari? Certo, rispetto a qualche decennio fa la situazione è molto cambiata, ma per poter dire che nel mercato dell’occupazione le differenze di genere sono insignificanti è necessario compiere ancora numerosi passi. In Italia (ma in Europa in generale) le differenze tra uomini e donne quanto a tasso di occupazione e trattamento economico rimangono tutt’altro che insignificanti.

Il lavoro? A maggioranza è maschile
Il mondo del lavoro italiano ha numerosi difetti; uno dei più fastidiosi – fatta salva la scarsa apertura verso i giovani in generale – è lo scarso feeling che dimostra di avere con l’universo femminile.

Secondo l’Istat (prendendo i considerazione i dati raccolti nel rapporto Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo), in Italia il 57,5% della fascia di popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni ha un’occupazione. Scomponendo i dati secondo la variabile di genere, però, si scopre che gli uomini lavorano più facilmente delle donne: prendendo in considerazione la stessa fascia d’età, infatti, risulta occupato il 68,6% degli uomini e solo il 46,4% delle donne.

In base a questi numeri, il nostro Paese risulta tra gli ultimi per tasso di occupazione femminile nel consesso dell’Unione europea. Tra i 27 Stati membri, infatti, si è registrato un tasso di occupazione femminile medio pari al 58,6%, con Malta (37,7%, unica nazione a comportarsi peggio dell’Italia) punto minimo e Danimarca (73,1%) vertice alto.

Inutile stupirsi delle differenze che si incontrano in Europa, anche all’interno della sola Italia si hanno regioni che offrono alle donne maggiori o minori opportunità. Secondo l’Istat, a garantire buone prospettive occupazionali alle donne sono soprattutto l’Emilia-Romagna (dove è occupato il 61,5% delle donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni), il Trentino Alto-Adige (60%) e la Val d’Aosta (59,2%). Male, anzi malissimo se si pensa ai vertici europei, la Campania (26,3%), la Sicilia (29,1%) e la Puglia (29,2%).

Disparità salariale, le donne italiane si difendono
Il nostro Paese si comporta meno peggio di altri partner europei per quanto riguarda il divario di retribuzione tra uomini e donne (ossia, da definizione, la differenza relativa delle retribuzioni orarie lorde medie delle donne e degli uomini per tutti i settori dell’economia).

Nel 2008, nell’Unione europea – a parità di posizione professionale – gli uomini guadagnavano in media il 17,8% in più delle donne. Le nuove stime Eurostat, vedono il nostro Paese posizionarsi al di sotto della media (e quindi contraddistinto da un maggior grado di eguaglianza retributiva tra uomini e donne). Secondo le statistiche, nel nostro Paese – così come in Polonia, Slovenia, Romania, Portogallo, Belgio e Malta – il divario di retribuzione dovrebbe fermarsi al di sotto del 10%, mentre Slovacchia, Paesi Bassi, Cipro, Germania, Regno Unito, Lituania e Grecia oltrepassano il 20% e Repubblica Ceca, Estonia e Austria sforano addirittura il tetto del 25%.

Gli esperti, tuttavia, fanno notare come il divario di retribuzione non costituisca di per sé un indicatore della parità di trattamento economico generale tra uomini e donne, perché prende in considerazione solo i dipendenti salariati. Per comprendere fino a fondo il messaggio l’indice manda, dunque, è necessario considerare attentamente il mercato del lavoro cui si riferisce. Per esempio, nella maggior parte dei Paesi dove viene registrato un divario di retribuzione contenuto, generalmente, si osservano un tasso di occupazione femminile basso (è il caso di Malta, Italia, Grecia e Polonia) e – probabilmente –la presenza di una percentuale ridotta di donne scarsamente qualificate o non qualificate all'interno della forza lavoro. Al contrario, un divario di retribuzione elevato è in generale tipico di un mercato del lavoro molto segregato (come per esempio si ha a Cipro, in Estonia, in Slovacchia e in Finlandia) o in cui una percentuale elevata di donne lavora part time (ne sono un esempio Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria e Svezia).

di FTA online

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