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Lavoro
Economia al femminile

2. I settori al femminile
Dove sono impiegate e con che percentuale le donne italiane?

Nel 2011 le donne faticano ancora a trovare lavoro ed il tasso di occupazione femminile, pur essendo aumentato negli ultimi anni, rimane, in Europa, del 58,3%, contro il 72,5% degli uomini. Secondo i dati Istat la partecipazione delle donne alla vita economica del Paese è “persistentemente inferiore” a quella del resto d’Europa di circa 12 punti percentuali, lasciando all’Italia il ruolo di fanalino di coda del continente in tale settore.

Le donne italiane si trovano in fondo alla classifica dell’Ue27 per tasso di occupazione: in questo campo le differenze di genere tra l’Italia e gli altri partners europei è ancora notevole, con il nostro Paese che, dopo Malta, è quello con i più bassi livelli di occupazione femminile di tutta l’Unione Europea (46,6% il dato italiano, 58,3% la media europea). La difficoltà per le italiane a trovare lavoro è evidente e, studiando i dati, si nota come aumenti all’aumentare del numero dei figli in famiglia: il 27 % delle donne che lavorano lascia il posto dopo la prima gravidanza. Un altro 15% non rientra dopo il secondo figlio. Una situazione che non trova eguali in Europa.

Se si prende in considerazione il dato relativo al tasso occupazionale femminile a tempo determinato, i numeri dell’Italia risultano simili a quelli di altri paesi europei (Francia, Germania), ma distanti da quelli di Svezia, Olanda e Spagna. Non tutto è negativo, però, e bisogna pur evidenziare che il nostro paese è tra quelli in cui nell’ultimo decennio si è verificato il maggiore incremento occupazionale delle donne (+7% rispetto al 2000). Un dato scoraggiante è quello che vede le donne impiegate soprattutto nei settori in cui i salari sono inferiori: le signore incontrano ancora difficoltà ad accedere a professioni per cui la retribuzione è più elevata (dove maggiore è la concentrazione di dipendenti uomini).

Quali settori
Quali sono i settori dove si concentra di più la forza lavoro rosa? Le donne sono impiegate prevalentemente nei servizi, nel personale domestico, nel settore sanitario, negli alberghi e ristoranti, nelle attività impiegatizie e amministrative del terziario ma anche come colf e badanti e secondo la rilevazione trimestrale della forza lavoro effettuata dall’ISTAT in Italia, risultano circa 8 milioni di casalinghe. Gli altri settori prevalentemente “rosa” sono quello dell’insegnamento, della segreteria e del ramo tessile.

Per quanto riguarda invece i ruoli di comando, per le donne oggi è ancora difficile occupare delle posizioni di rilievo in politica o in azienda. Questi sono sempre più occupati da uomini: per quanto riguarda la politica la presenza maschile raggiunge l’89%, contro l’11% di presenza femminile; in economia, invece, gli uomini sono l’84,5% ,contro il 15,5%delle femmine; nel settore cultura e professioni, l’81,5% è rappresentato da uomini, contro il 18,5% delle donne. Il divario si riduce nel settore arte e comunicazione, dove il 62,2% è occupato da uomini e il 37,8%da donne.

Per quanto riguarda le professioni più retribuite per le donne, si segnalano: direttore di dipartimenti in grandi aziende private, gestori e responsabili di piccole imprese, medici, specialisti in scienze giuridiche, specialisti in scienze sociali, ricercatori e tecnici laureati, tecnici delle attività finanziarie ed assicurative, specialisti scienze gestionali commerciali e bancarie. Resta comunque il divario retributivo a parità di mansione svolta: un medico donna, per esempio, percepisce in media 51.600 euro all’anno, una retribuzione inferiore dell’11,5% a quella maschile.

di FTA online

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