Lavoro
Economia al femminile
3. I lavori dove le donne non entrano
Segregazione verticale e orizzontale: perché le lavoratrici non arrivano ovunque
Il cammino dell’Italia verso la parità sul lavoro tra uomini e donne non è ancora completo. L’occupazione femminile, nel nostro Paese, è afflitta da fenomeni di segregazione orizzontale (concentrazione della presenza femminile in determinati settori del mercato del lavoro e con forme contrattuali meno favorevoli) e verticale (scarsa presenza delle donne in posizione apicali).
Segregazione verticale: poche dirigenti
Nonostante sia in crescita, nel nostro Paese la percentuale di donne dirigenti è ancora contenuta.
Per quanto riguarda la distribuzione dell’occupazione femminile all’interno delle aziende, secondo recenti dati Istat (relativi al 2007) le donne costituiscono il 42,7% del campione dei dipendenti, mentre la loro presenza tra i dirigenti si riduce al 25,4%. Analizzando più in profondità i dati relativi al settore del lavoro dipendente – per esempio – le donne sono sovrarappresentate tra i lavoranti a domicilio (80,2%) e tra gli impiegati (56,1%).
In generale, è possibile osservare come le donne abbiano meno tendenza a progredire all’interno delle organizzazioni (a tal proposito è stata sviluppata la teoria del tetto di cristallo, ossia l’insieme di regole, esplicite e soprattutto implicite, che determinano il funzionamento del mercato del lavoro penalizzando i percorsi di carriera delle donne).
Tali difficoltà si evidenziano anche nella più marcata presenza femminile tra i lavoratori assunti con tipologie di contratto non standard. Considerando instabili anche i dipendenti con contratto a termine e i collaboratori, l’incidenza dell’instabilità è pari al 15,7% sul lavoro femminile e al 9,4% su quello maschile. In altri termini: una donna lavoratrice su sei prende parte al mondo dell’occupazione in condizioni di precarietà.
Il fortino degli uomini, la segregazione orizzontale
Parrà forse banale ed evidente a qualcuno: ci sono settori dell’economia dove le donne fanno maggiore fatica a entrare. Tipicamente, l’occupazione femminile è maggiormente concentrata nel terziario, risultando considerevolmente più contenuta nell’industria e nel comparto agricolo.
In particolare, nel settore dei servizi si riscontra il più alto tasso di concentrazione femminile, in ragione delle 48 donne ogni 100 occupati. Al contrario, il settore delle costruzioni e quello agricolo sono a netta prevalenza di occupazione maschile, vedendo – rispettivamente – 5 e 30 donne occupate ogni 100 lavoratori. A bassa incidenza di occupazione femminile è anche il settore industriale in senso stretto, con 28 donne ogni 100 occupati complessivi.
Da cosa nasce la segregazione orizzontale? Secondo i dati del Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere e Ministero del Lavoro, 2007) dalle stesse preferenze espresse dalle aziende nel momento in cui cercano lavoratori. Sul complesso delle nuove assunzioni, la preferenza per il genere maschile è indicata espressamente nel 42,3% dei casi, mentre nel 39,5% dei casi il genere dei candidati è ritenuto indifferente. Stando ai dati a disposizione, il settore dove l’appartenenza al genere assume meno rilievo ai termini dell’assunzione è quello dei servizi (nel 51,9% dei casi il sesso del lavoratore non ha alcuna importanza), che – non a caso – è, come abbiamo visto, quello a più alta incidenza di occupazione femminile.