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Economia al femminile

5. Quanto è rosa la finanza?
Anche il mondo della finanza investe sulle "quote rosa"

Ambito tradizionalmente al maschile quello della finanza sembra essersi aperto anche all’altra metà del cielo. Le donne in finanza sono sempre più presenti, a partire dai vertici di Banca d’Italia, dove il vicedirettore generale è proprio una donna, Anna Maria Tarantola. Non sono da meno gli istituti di credito dove le quote rosa sono notevolmente aumentate nel corso degli ultimi anni.

La finanza di domani
Futuro al femminile per i mercati finanziari. La crescente attenzione del mondo finanziario per la valorizzazione dei talenti femminili va di pari passo con le numerose richieste in questo senso che arrivano agli head hunter e la maturazione professionale della generazione che negli anni ’90 ha investito in master e Mba all'estero e in esperienze internazionali. Sono infatti sempre più frequenti i curricula al femminile con doppi titoli di studio, un paio di lingue straniere parlate con disinvoltura e un passato lavorativo di tutto rispetto..

Nel giro dei prossimi anni, il trend si tradurrà in un incremento della percentuale di donne nelle posizioni apicali delle banche, che nella primavera del 2010 restava limitata al 6%, con una prevalenza negli organi di controllo (11%) contro numeri più esigui negli organi amministrativi (5%) ed esecutivi (3%).

Da non trascurare il forte posizionamento del gentil sesso nell’ambito bancario: stando ai dati Istat su un totale di 648mila persone, il settore del credito e delle assicurazioni in Italia impiegava a fine 2009 271mila donne, pari al 41,8% per cento.

Donne che "contano"
A portare alta la bandiera del “gentil sesso” in un ambito tradizionalmente maschile sono alcune preparatissime professioniste sia del settore pubblico sia privato. La rassegna inizia proprio con il principale organo di controllo bancario: la Banca d’Italia, che annovera oltre ad Anna Maria Tarantola, anche una responsabile del servizio studi di struttura economica e finanziaria (Magda Bianco), una responsabile della divisione normativa e politiche di vigilanza (Bruna Szego), nonché una “direttrice” delle risorse umane (Valeria Sannucci).

Nel privato si registra un deciso aumento di presenze femminili negli organi sociali: è il caso di Rosalba Casiraghi ed Elsa Fornero, nel consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo. Oppure quello di Lucrezia Reichlin e Marianna Li Calzi, entrambe nel CdA di Unicredit. E ancora di Marina Berlusconi e Jonella Ligresti in Mediobanca.

La geografia della parità
Mentre lo “sviluppatissimo” occidente rimane intrappolato in anacronistici pregiudizi, il resto del mondo investe sulle risorse umane, senza distinzioni di genere. Se infatti a Londra e New York sono ancora poche le donne ai vertici finanziari di grosse imprese e istituti di credito in India le filiali di HSBC, JPMorgan, Royal Bank of Scotland e Fidelity International sono gestite da donne. Lo stesso vale per la seconda banca più grande del paese, la Icici Bank, e la terza, Axis Bank. Il segreto di tanto successo sta nella reputazione di cui gode il gentil sesso negli ambiti lavorativi: le donne sono ritenute meno corruttibili, più esplicite e più oneste.

di FTA online

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