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10. 

La riforma previdenziale firmata dal ministro del Welfare Fornero e compresa nell’insieme di misure varata con manovra finanziaria meriterebbe un capitolo a se stante e non può certo essere qui trattata in maniera esaustiva. Comunque, passeremo in rassegna i punti focali dell’intervento sul sistema pensionistico, che, nel computo dell’intera manovra, è probabilmente quello di maggior impatto e portata.

 

Una delle novità più rilevanti per quel che riguarda le pensioni è il colpo di accetta calato sul metodo di calcolo retributivo: in virtù dell’ultima finanziaria, anche l’assegno pensionistico di quanti nel 1996 avevano versato almeno 18 anni di contributi e non erano stati toccati dalla riforma Dini sarà calcolato in base al metodo contributivo pro-rata (per gli anni di lavoro fino al 2011 si userà il sistema retributivo, dal 2012 si terrà conto solo dei contributi versati; a regime, si calcola circa nel 2035, il sistema diventerà contributivo puro). Con il cambio di sistema, per i giovani contribuenti diviene fondamentale provvedere alla sottoscrizione di una polizza integrativa.

La riforma Fornero abolisce anche il sistema delle finestre d’uscita (che rimangono solo per chi ha maturato il diritto alla pensione con il 31 dicembre 2011) e quello delle quote per le pensioni di anzianità, che di fatto tenderanno a scomparire.

 

Con la manovra, inoltre, sono state ritoccate anche le aliquote dei contributi pensionistici: i lavoratori autonomi saranno chiamati a versare di più, con l’aliquota contributiva di artigiani, commercianti e coltivatori diretti che salirà fino al 24% nel 2018 (i dipendenti del settore privato versano il 33%).

Molto decisi gli interventi in tema di età pensionabile. Dal 2012, uomini e donne del settore pubblico matureranno il diritto alla pensione al compimento dei 66 anni (quota che salirà, a causa degli adeguamenti dell’età pensionabile alle speranza di vita, a 67 anni nel 2021). Inoltre, gli uomini potranno andare in pensione a qualsiasi età dopo aver versato 42 anni e un mese di contributi, mentre per le donne sarà necessaria una contribuzione di 41 anni e un mese (parametro che salirà di un mese nel 2013 e di un altro ancora nel 2014). Attenzione, però, perché la riforma Fornero prevede che, se l’età dell’aspirante pensionato sarà inferiore ai 62 anni, l’assegno verrà tagliato dell’1% per la parte calcolata con il metodo retributivo. Norme di dettaglio riguardano i lavoratori con almeno 35 anni di contribuzione alla fine del 2012 (la cosiddetta classe 52).

Per quanto riguarda il settore privato, la riforma Fornero accelera la parificazione dell’età pensionabile per uomini e donne: tra il 2012 e il 2018 anche per le donne si arriverà al requisito dei 66 anni di età (partendo dai 62 anni per il 2012 – 63 e 6 mesi per le autonome – e passando per i 63 e 6 mesi del 2014 – 64 e 6 mesi per le autonome – e per tutti gli altri aggiornamenti biennali in base alle speranze di vita). Raggiunta la parità tra i sessi, l’età pensionabile continuerà a salire per uomini e donne indifferentemente fino ai 69 anni e 9 mesi nel 2050.

Ha fatto molto discutere, infine, la norma sulle rivalutazioni delle pensioni, introdotta per raggiungere in tempi rapidi la parità di bilancio. Dopo alcune modifiche al decreto legge originario, si è deciso il blocco dell’adeguamento all’inflazione per gli anni 2012 e 2013 degli assegni pensionistici tre volte superiori alla pensione minima. Continueranno dunque a essere rivalutate le pensioni inferiori a 1.421 euro, mentre sugli assegni “d’oro” si pagherà una mini-tassa che prevede 3 aliquote: 5% per la quota sopra i 90mila euro; 10% per la quota sopra i 150mila euro; 15% per la quota sopra i 200mila euro.

di FTA online

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