
Ultime guide
2. Disoccupati, allarme tra i giovani
3. Li chiamano Neet
4. Uomini e donne, diseguaglianze
5. Come cercano lavoro gli italiani
8. Colloquio, le domande cruciali
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Sono giovani, non lavorano e non sono impegnati in corsi di studio o formazione: in gergo, sono i Neet. Come rivelato da uno studio effettuato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti elaborando dati raccolti dalla Banca d'Italia e dal Ministero del lavoro, negli ultimi due anni il numero dei Neet è cresciuto fino a toccare quota 2,8 milioni.
Una crescita consistente, in seguito alla quale i Neet sono passati dal 20 al 23,4% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Il peggioramento della situazione giovanile è stato più marcato nel Nord e nel Centro del Paese, anche se bisogna considerare che nelle regioni meridionali l'incidenza dei Neet sul totale del campione considerato era già prossima al 30% prima che i venti della crisi iniziassero a soffiare con forza.
Nel commentare i dati, bisogna fare attenzione a non sovrapporre il fenomeno Neet con quello della disoccupazione. Come segnalato dai consulenti del lavoro, infatti, nel 2008 cercava occupazione solo il 30,8% dei Neet, mentre nel 2010 tale quota ha raggiunto il 33,8%. Il problema di trovare un lavoro, insomma, assilla meno della metà dei giovani completamente inattivi.
Alcuni dati portano a pensare che il quadro complessivo sia determinato, oltre che da responsabilità personali dei giovani, anche da qualche stortura generale. Pur in un momento di crisi, nell'anno passato in Italia le aziende hanno preventivato circa 600mila assunzioni. Tra queste, tuttavia, addirittura il 44,4% (264mila in termini assoluti) ha interessato un settore poco attraente per i possibili lavoratori, quello dei mestieri manuali. Nel complesso, il risultato è sconsolante: in un periodo di diffusa disoccupazione, 50mila posti vacanti (il 19% dell'offerta totale) rischiano di rimanere scoperti.
In poche parole: l'Italia forma capacità e professionalità inutili al sistema che, talvolta, cercano fortuna altrove (è il caso dei cervelli in fuga) e, talaltra, finiscono sprecate (è il caso di almeno una parte dei Neet).
In soccorso del sistema economico italiano, come rivelano le statistiche, arrivano molto spesso gli immigrati. Tra il 2005 e il 2010, per esempio, per quel che riguarda le professioni manuali si è registrato un vero e proprio crollo dei lavoratori italiani (-842mila, ossia -11%) a fronte di un significativo aumento di quelli stranieri (+725mila, +83,8%), che ormai rappresentano il 19% di quanti sono impiegati in questo settore.
di FTA online