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4.
Tra i molti problemi del mercato del lavoro italiano, uno dei più fastidiosi è sicuramente quello delle disparità – ancora presenti sia in termini di trattamento economico sia di opportunità di occupazione – tra uomini e donne. Secondo i dati Istat, nel nostro Paese la partecipazione delle donne alla vita economica è "persistentemente inferiore" a quella che si registra nel resto d'Europa (dove il tasso di occupazione femminile è pari al 58,3%) di circa 12 punti percentuali, lasciando all'Italia il ruolo di fanalino di coda del continente in tale settore.
Nell'ambito dell'Europa a 27, il nostro Paese – dopo Malta – è quello con i più bassi livelli di occupazione femminile (46,6% il dato italiano, 58,3% la media europea). Particolarmente odioso, poi, è notare come la difficoltà a trovare lavoro per le italiane cresca all'aumentare del numero dei figli: il 27 % delle donne che lavorano lascia il posto dopo la prima gravidanza; un altro 15% non rientra dopo il secondo figlio. Una situazione che non trova eguali in Europa.
In un quadro generalmente negativo per l'occupazione rosa, bisogna però rilevare che, nell'ultimo decennio, l'Italia è tra i Paesi in cui si è verificato il maggiore incremento occupazionale femminile (+7% rispetto al 2000). Per una statistica buona, non si fatica tuttavia a trovarne una ampiamente negativa: le donne italiane trovano impiego soprattutto nei settori in cui i salari sono inferiori, incontrando ancora resistenze nell'accesso a professioni per cui la retribuzione è più elevata.
Quali sono i settori dove si concentra di più la forza lavoro rosa? Le donne sono impiegate prevalentemente nei servizi, nel personale domestico, nel settore sanitario, negli alberghi e ristoranti, nelle attività impiegatizie e amministrative del terziario, ma anche come colf e badanti. Secondo la rilevazione trimestrale della forza lavoro effettuata dall'Istat, inoltre, in Italia risultano circa 8 milioni di casalinghe.
Desolante, poi, è la statistica che riguarda il divario retributivo a parità di mansione svolta: un medico donna, per esempio, percepisce in media 51.600 euro all'anno, una retribuzione inferiore dell'11,5%a quella maschile.
di FTA online
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