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Avere una laurea rappresenta ancora una marcia in più sul mercato del lavoro? Non sempre o, almeno, non ogni laurea ha egual valore. Secondo le ultime rilevazioni di Almalaurea, i laureati italiani sono, in media, meno giovani e più esposti al rischio disoccupazione rispetto a quelli europei.
La situazione lavorativa per i laureati italiani è progressivamente peggiorata nel corso dell'ultimo decennio. Dieci anni fa, sul mercato del lavoro, i laureati potevano strappare uno stipendio anche del 20% superiore a quello di un diplomato. Secondo un rapporto stilato dalla fondazione Giovanni Agnelli, in seguito alla riforma che ha trasformato i corsi universitari in 3+2, i laureati oggi prendono uno stipendio solo il 7% più alto rispetto a quello dei diplomati.
Così, dopo anni di grande crescita delle immatricolazioni alle università, con conseguente inclusione nella sfera dell'istruzione universitaria di fasce sociali che prima ne rimanevano ai margini, si è fatta strada la convinzione che il percorso universitario non rappresenti più un buon investimento. La flessione registrata dalle immatricolazioni negli ultimi anni è un sintomo preoccupante di tale dinamica: nel biennio 2010-2011, la percentuale di immatricolati sul totale dei 19enni è stata pari al 47%, mentre nel 2003-2004 si era arrivati al 56%.
Se, oggi, la laurea paga economicamente meno rispetto a un tempo, va sottolineato che i laureati conservano comunque un vantaggio nella ricerca del lavoro: i neo-laureati vengono assorbiti più facilmente dal mercato del lavoro e hanno tassi di disoccupazione inferiori a quelli dei diplomati (nel 2010, 4,5% vs 7% per gli uomini, 6,9% vs 9,3% per le donne).
di FTA online
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