L'agenzia di rating Fitch si dice preoccupata di una possibile "scelta sbagliata" da parte degli elettori ellenici che sentono il peso forte delle riforme a sostegno della moneta unica. In un report che studia gli effetti di un'ipotetica uscita della Grecia dall'Eurozona gli esperti si focalizzano sui meriti di credito delle autorità regionali e locali dei Paesi dell'area.
Il voto di domenica può essere assimilato a un referendum sulla permanenza del Paese nell'euro, data la posizione anti-austerità presa da alcuni partiti come Syriza. Fanno sperare però i sondaggi segreti, dai quali emerge, come già ricordato, una probabile vittoria dei partiti pro-euro. I temi di questo fine settimana sono determinanti quindi per il progetto a lungo termine dell'eurozona.
Il funzionario dell'agenzia di rating, Tony Stringer, sottolinea che l'austerità voluta dalla Germania deve fare i conti con sfide future di non poca importanza dal momento che i Paesi in recessione sono otto e gli elettori insoddisfatti continuano a spingere per cambiamenti al governo. Stringer rimarca che l'uscita della Grecia potrebbe "contaminare" gli altri Paesi dell'area.
Uno shock di questo tipo potrebbe essere paragonabile alla crisi del 2008-2009, con un calo del Pil del 4%-6% delle economie avanzate entro pochi trimestri. Alla luce di ciò, aggiunge Stringer, si potrebbe vagliare l'ipotesi di un downgrade di tutti i 17 paesi dell'eurozona, declassando in primo luogo quelli più deboli.
Nonostante questa possibile azione negativa sui rating, il funzionario di Fitch dichiara che l'eurozona "se la caverà. Lo scenario di base resta comunque quello di una permanenza del Paese ellenico nell’area euro", ha concluso. Fitch ci tiene a precisare, inoltre, che i continui shock legati alla crisi stanno producendo un rallentamento dell'economia globale.
La crescita del Pil delle maggiori economie rimarrà debole: all'1,1% nel 2012 per rimbalzare poi all'1,7% nel 2013 e al 2,2% nel 2014. E’ stata rivista al ribasso nell’ambito delle previsioni sull’economia mondiale anche la crescita reale, al 2,2% per il 2012 e al 2,8% per il 2013, rispetto al 2,3% e al 2,9% delle stime di marzo.
E’ possibile che "l'aumento delle tensioni finanziarie nell'Eurozona abbia un impatto negativo significativo sull'economia reale. Le misure fiscali in molti Stati membri peseranno sulla crescita", ha affermato Gergely Kiss, funzionario di Fitch. L'economia dell'area della moneta unica subirà una contrazione dello 0,4% nel 2012, per ritornare a crescere dello 0,9% nel 2013 e nel 2014.
I dati trimestrali pubblicati dall'agenzia evidenziano una crescente divergenza fra gli Stati membri che dovrebbe persistere nel periodo relativo alle previsioni. I dati del Pil dei primi tre mesi dell'anno sono stati migliore delle attese, rimanendo stabili, dopo la contrazione dello 0,3% nel quarto trimestre 2011.
Tuttavia, secondo Fitch, il Pil in Italia e in Spagna scenderà dell'1,9% nel 2012, mentre Germania e Francia cresceranno rispettivamente dello 0,9% e dello 0,4%. Simulando poi l'uscita della Grecia, la perdita complessiva della produzione dell'eurozona ammonterebbe a circa 150 miliardi di euro entro il 2014.