Le regole valide per i contratti a progetto - introdotte con la recente riforma del lavoro targata Fornero - vengono rimodellate dal decreto sviluppo, che prevede alcune deroghe specifiche per i call center che svolgono chiamate prevalentemente in uscita. Novita' in arrivo anche per i call center con almeno 20 dipendenti che delocalizzano le loro attivita' all'estero.
Lavoro nei call center e contratto a progetto: deroghe in arrivo
Con riferimento ai contratti a progetto, la riforma Fornero aveva stabilito che il rapporto di lavoro inquadrato in tale modo dovesse venire ricondotto a un progetto specifico e non piu' a programmi di lavoro o fasi di esso. Allo stesso tempo, le norme volute da ministro Fornero stabilivano che non fosse possibile riproporre meramente come progetto l'oggetto sociale del committente, ne' assegnare al lavoratore compiti ripetitivi o meramente esecutivi.
La deroga introdotta per i call center consente di proporre e firmare contratti a progetto in cui non sia presente l'indicazione di un progetto specifico, a patto che venga riconosciuto il corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento.
Ma le novita' non terminano qui. I call center con almeno 20 dipendenti che decidono di delocalizzare le attivita' all'estero, avranno l'obbligo di comunicare lo spostamento al Ministero del lavoro almeno 120 giorni prima del trasferimento, individuando i lavoratori coinvolti; con gli stessi tempi, dovra' essere informata anche l'Autorita' garante della privacy, indicando le misure adottate ai fini del rispetto della legislazione nazionale.
Viene inoltre stabilito il divieto di erogazione di specifici benefici e incentivi alle aziende che delocalizzano le attivita' nei paesi esteri, nonche' l'obbligo di informare preliminarmente il cittadino che chiama o viene contattato da un call center sul paese estero in cui l'operatore che parla sia fisicamente collocato. Nel caso tali disposizioni non vengano rispettate, si preve