Si conclude ufficialmente con l'uscita di Salvatore Ligresti dal direttivo del patto di sindacato il rapporto trentennale tra la famiglia Ligresti e
Mediobanca. Oggi l'assemblea del patto della banca d'affari dopo aver preso atto del cambiamento intervenuto negli assetti proprietari di
Fondiaria-Sai, ormai sotto il controllo di
Unipol, ha deciso di nominare Gilberto Benetton al posto dell'ingegnere di Paternò nel direttivo del sindacato e di procedere alla nomina dell'imprenditore toscano Alberto Pecci nel consiglio di amministrazione dell'istituto al posto di Jonella Ligresti. L'assemblea del patto ha inoltre provveduto a sterilizzare, come chiesto dall'Antitrust, i diritti di voto sulla quota del 3,83% di
Mediobanca in portafoglio a
FonSai. Quota che il gruppo bolognese è comunque tenuto a cedere per ottemperare le richieste del garante per la concorrenza.
L'uscita di Salvatore Ligresti dal direttivo del patto di
Mediobanca ha una portata simbolica non indifferente negli equilibri nel sistema finanziario italiano, considerando che l'ingegnere di Paternò era entrato nell'organo di vertice del sindacato di Piazzetta Cuccia nell'ottobre del 2004, un anno dopo l'allontanamento di Vincenzo Maranghi dalla guida dell'istituto e contestualmente all'ingresso di
Fondiaria-Sai nel patto di sindacato di
Rcs assieme alla Capitalia di Cesare Geronzi e agli imprenditori Francesco
Merloni e Diego Della Valle. Per quasi un decennio, dunque, Ligresti ha avuto un ruolo di primo piano, assieme agli altri grandi azionisti delle due società, nell'orientare le grandi scelte strategiche di
Mediobanca e
Rcs. Un'influenza che oggi è venuta meno in virtù del passaggio della compagnia assicurativa sotto le insegne di
Unipol.
Al posto di Ligresti nel direttivo del patto, i soci de gruppo B, quello formato dagli azionisti industriali della banca, hanno designato il presidente di Edizione, Gilberto Benetton, i cui rapporti con l'ad Alberto Nagel si sono sempre più consolidati negli ultimi anni. La holding della famiglia di Ponzano è azionista di
Mediobanca con il 2,16%, mentre la banca d'affari è accanti ai Benetton sia in Sintonia sia in
Gemina. Edizione è inoltre azionista di
Rcs con una quota fuori patto pari al 5,1% e delle
Generali con lo 0,94%.
Rilevante, almeno da un punto di vista simbolico, la designazione di Alberto Pecci nel cda di
Mediobanca al posto di Jonella Ligresti. L'imprenditore toscano è infatti stato azionista e presidente di
Fondiaria dal 1993 al 2002, quando la compagnia fu acquistata dalla Sai dei Ligresti. Operazione che, almeno nelle prime fasi, fu organizzata e sostenuta dalla
Mediobanca di Maranghi. Pecci si dimise polemicamente dalla presidenza di
Fondiaria nel giugno 2002, essendo contrario alla governance imposta da Ligresti, e lasciò anche il cda di
Mediobanca nell'ottobre dello stesso anno, pur rimanendo socio della banca d'affari con una quota dello 0,5% vincolata al patto.
Quali saranno gli impatti di queste due nomine sugli equilibri al vertice di
Mediobanca lo si comprenderà meglio nei prossimi mesi. Apparentemente dalla giornata odierna Nagel non sembra essere uscito indebolito, anzi. Nonostante i risultati di bilancio non siano particolarmente confortanti (circa la metà degli 81 milioni di utile sono legati alla plusvalenza sulla cessione di un immobile a Montecarlo), almeno a sentire le parole pronunciate da Tarak Ben Ammar, l'amministratore delegato gode ancora della fiducia dei grandi azionisti e resterà alla guida della banca ancora a lungo.
Archiviati come "pettegolezzi" anche le ipotesi circolate nel mese si agosto su un'eventuale scissione tra l'attività bancaria e quella di holding di partecipazioni. Il tema della nuova mission di
Mediobanca rimane comunque sul tavolo del top management e dei grandi soci. L'occasione arriverà con il nuovo piano strategico che sarà messo in cantiere non appena si conosceranno la strategia del nuovo ceo delle
Generali, Mario Greco, la situazione macro relativa alla stabilizzazione dell'euro e ai criteri definitivi di Basilea 3.